La maschera è lo strumento che rende possibile la rappresentazione di tutti i personaggi che sono dentro di noi,che spesso neanche conosciamo, a cui spesso impediamo di manifestarsi.Uno nessuno centomila.
... Del senno di Poi ...
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Dedica
Una delle mie preferite. mi ricorda quando l'amore mi prendeva e come un uragano, nn lasciava nulla dietro di se. La leggevamo insieme e ci sembrava che glorificasse il nostro amore. Era lieve il nostro andare verso la vita, la tua mano nella mia era la nostra forza, la spensieratezza di un tempo illuminato dall'amore e nelle notti di luna dai tuoi baci silenziosi. il tuo cuore esplodeva con il mio infinite le carezze i giochi i sorrisi. Mi hai insegnato ad amarti con gioia ad accarezzare dolcemente il tuo cuore ad attingere miele dalle tue labbra a cercare i tuoi occhi nel buio, alla luce di una sigaretta. Ti tengo ancora stretta in fondo ai miei abissi nel mio scrigno degli amori. "Mi baci con i baci della sua bocca! Sì, le tue tenerezze sono più dolci del vino. Dimmi, o amore dell'anima mia, Come sei bella, amica mia, come sei bella! Alla sua ombra, cui anelavo, mi siedo Sul mio letto, lungo la notte, ho cercato
Per la fragranza sono inebrianti i tuoi profumi,
profumo olezzante è il tuo nome,
per questo le giovinette ti amano.
Attirami dietro a te, corriamo!
dove vai a pascolare il gregge,
dove lo fai riposare al meriggio,
perché io non sia come vagabonda
dietro i greggi dei tuoi compagni
I tuoi occhi sono colombe.
Come sei bello, mio diletto, quanto grazioso!
Anche il nostro letto è verdeggiante.
Le travi della nostra casa sono i cedri,
nostro soffitto sono i cipressi.
e dolce è il suo frutto al mio palato.
Mi ha introdotto nella cella del vino
e il suo vessillo su di me è amore.
Sostenetemi con focacce d'uva passa,
rinfrancatemi con pomi,
perché io sono malata d'amore.
La sua sinistra è sotto il mio capo
e la sua destra mi abbraccia.
Io vi scongiuro, figlie di Gerusalemme,
per le gazzelle o per le cerve dei campi:
non destate, non scuotete dal sonno l'amata,
finché essa non lo voglia.
l'amato del mio cuore;
l'ho cercato, ma non l'ho trovato.
Mi alzerò e farò il giro della città;
per le strade e per le piazze;
voglio cercare l'amato del mio cuore".
L'ho cercato, ma non l'ho trovato.
Mi hanno incontrato le guardie che fanno la ronda:
"Avete visto l'amato del mio cuore?".
Da poco le avevo oltrepassate,
quando trovai l'amato del mio cuore.
Lo strinsi fortemente e non lo lascerò....."
La mia emicrania non se ne vuole andare
ed io sto qui con i pensieri sparsi senza riuscire
a dare un nome al mio malessere.
Ieri sera al pronto soccorso fino a tardi,
per non lasciare solo mio fratello,
pensavo come la vita, che a volte ci sembra noiosa e piatta,
ti tira le orecchie e ti riporta alla realtà.
Quanto sono brevi i momenti di gioia,
e come possono spezzarsi in un attimo.
Ed è proprio l'attimo fuggente che non riesco a cogliere.
Quegli attimi di parole non dette, di momenti non vissuti,
di rinunce in nome di una quiete che in realtà si chiama anestesia.
Ho bisogno di uscire da questa cappa che uccide piano piano,
che trasforma il cervello in forme inanimate,
dove resta poi solo il vegetativo e
neanche più la capacità di sognare.
Se fossi capace di vivere alla giornata,
se sapessi accogliere le ferite e le gioie e andare avanti
se fossi come Achille nel corpo e nello spirito,
sarei una guerriera con vittorie e sconfitte con ferite e gioie
che mi fanno sentire libera.
E invece cosa ho fatto della mia vita? Rinunce .
Per non ferire e non essere ferita.
L'altra me, spinge e vuol venire fuori,
senza corazza e senza maschera,
con la voglia di gioire per ogni piccolo istante,
di donarsi e accogliere tutto ciò che il nuovo giorno mi porta.
Che cosa assurda il genere umano!
Leggo adesso,che Bagnasco si indigna perchè si uccide ,dice lui,
una donna che vegeta da 17 anni,
e non pensa a tutti i bambini ,uomini e donne, che muoiono
perchè non hanno un grammo di sale o un sorso d'acqua.
Questo si che mi fa diventare una guerriera,
questo si che smuove il mio Io, mi fa urlare di rabbia.
La partita non è persa.
Finchè avrò voglia di ribellarmi per le ingiustizie,
finché mi batterò per la”cosa giusta ” mi sentirò viva.

Come si fa?

-Lavora come se non avessi bisogno dei soldi - Ama come se nessuno ti abbia mai fatto soffrire - Balla come se nessuno ti stesse guardando - Canta come se nessuno ti stesse sentendo - Vivi come se il Paradiso fosse sulla Terra |
Ieri un funerale, oggi un matrimonio.
Come faccio ad avere la leggerezza di vivere se vedo
tanto dolore intorno a me?
Il Natale, la festa della famiglia, le persone care accanto.
Devo proprio ammetterlo, mi sento triste,
sento un malessere
come una sedia vuota in una tavola imbandita,
una mano che cerca invano un'altra mano,
una carezza che non arriva,
uno sguardo complice che sa di intesa,
un calore ricco di promesse,
un regalo mai spedito.
Quanti tumulti in questo povero cuore imbavagliato.
L'unico regalo che potrei farmi è bruciare questo bavaglio
nel fuoco di un camino amico.
Parlare e parlare......
davanti al fuoco, raccontarmi e ascoltare.
Lasciare scivolare il dolore in una notte incantata,
scoprire il mio volto alla luce delle fiamme e
ritrovare me stessa nella notte degli angeli.
Perdonare e perdonarmi.
E invece sarò ancora, il tacchino ripieno,
mi affetteranno e mi darò un po di qua,
un po di là.

BUON NATALE
Non mi allontano da te, mi avvicino a me.
Ho incontrato la mia sofferenza e
la bravura a sacrificarmi per gli altri,
(quanti anni di duro addestramento)!
Cerco di perdonarmi il male
per una vita sciupata,
per i treni persi, guardandoli partire,
dal marciapiede della stessa stazione.
Vivo senza guardarmi indietro,
mi guardo dentro.
Ho messo fuori dalla mia porta vecchie inutili cianfrusaglie
di una vita negata.
Cosa voglio veramente?
Voglio me stessa, la mia identità.
Sono l'unica persona che,
mi interessa conoscere nella sua interezza.
Voglio prendermi le cose belle di cui sono capace,
ri-conoscere le mie emozioni e vivermi
insieme a qualcuno che mi faccia sentire bene.
In questo periodo della mia vita , sono centrata su di me,
sul mio lavoro, sui miei progetti, sui miei affetti, sulle mie passioni.
Mi sento viva
la vita mi prende, mi porta in alto, poi mi butta giù,
e poi ancora su.
Io mi tengo forte, cerco di nn farmi sbalzare fuori dalla pista,
sto al gioco, ormai lo so che un po' perdo un po' vinco.
Ma la vera vittoria è restare in sella.
Sento che in tutto questo, c'è un sostegno speciale,
che nn sono sola.
Qualcuno mi cammina accanto,
e mi sorregge quando ho bisogno di un abbraccio.

IL CONGEDO
L'ex innamorato attraversa un momento di profonda crisi.
Dubita di se stesso, della sua capacità
di amare e di essere amato,
sfiducia negli altri e nella vita.
Mentre esiste un solo modo di innamorarsi,
esistono diversi modi di congedarsi.
Si possono ripetere vecchi schemi ripetitivi,
o creare nuove risposte.
Si può diventare cinici e vendicativi,
vagare da una storia all'altra,
si può cadere in depressione, nella sfiducia
verso se stessi e gli altri.
Qui entra in gioco, il vissuto di ognuno.
A volte il dolore di sentirsi rifiutati evoca
sofferenze antiche, già sperimentate.
Se accettiamo che l'angoscia è vuoto senza sostegno,
può accadere che l'innamoramento
sia il sostegno di un vuoto.
Quando ci si innamora infatti
è il senso di vuoto che scompare
per poi riapparire quando l'amore finisce.
L'esperienza amorosa ci riporta ad
una arcaica condizione già vissuta nell'infanzia.
Non è forse nell'infanzia che sperimentiamo il
primo innamoramento finito male?
Spesso sperimentiamo frustrazione nel rapporto
con le figure genitoriali.
Spesso non ci si sente amati come si vorrebbe
e il NO ricevuto è fonte di umiliazione ed esclusione.
Il superamento di questa fase, dipende dai
genitori: se essi sostengono con amore questa fase,
il bambino svilupperà un sano distacco dalla simbiosi con essi.
Ma se i genitori non accompagnano
il passaggio verso l'autonomia,
il bambino si sentirà ferito, deluso,tradito.
Nelle situazioni amorose successive,
riemergerà lo stesso schema e per evitare il dolore
eviterà relazioni intime profonde, o temerà l'abbandono.
Solo se si attraversa il proprio dolore,
si può scoprire che non nel corpo
della persona amata ma ,dentro di noi
possiamo trovare la forza e l'autosostegno ,
solo partendo dall'amore per se,
si apre un amore profondo e creativo per l'altro.

DOPO- INNAMORAMENTO
nel caso in cui NON si è corrisposti,
si scatenano sentimenti di rabbia, delusione,
frustrazione, umiliazione, inganno.
La dipendenza,fa rabbia e umilia, l'allargamento dei confini,
viene rivisto come illusione e mancanza di dignità.
L'innamoramento- corrisposto, perviene anch'esso a sofferenza.
Al senso di pienezza, di felicità, di euforia,
si contrappongono
paure di abbandono, gelosie, insicurezze.
Emergono i limiti dell'altro, ci si sente delusi dal partner,
ci si sente soli, incompresi, ingannati.
Il “ non posso vivere senza di te”, diventa
“nn posso vivere con te”.
essendo una rivoluzione, produce cambiamento.
Nell' innamoramento si è catturati soprattutto,
da ciò che l'altro suscita in noi.
Esso è stato definito “malattia dell' attenzione”
perchè crea uno stato ipnotico
per cui tutto ciò che non riguarda l' amato,
è grigio, insignificante, inesistente.
L' attenzione è volta al desiderio dell'altro e
ancor più, al desiderio che
l'altro ci desideri, perchè è l'unica cosa che ci fa sentire
valorizzati, confermati.
Si sviluppa dipendenza e la propria vita è centrata sull' altro.
Unico scopo, provocare nell'altro
lo stesso sentimento che si prova.
Si allargano i propri confini, ci si esplora
ed emergono aspetti di noi stessi
fino ad allora sconosciuti.
Cambia l' immagine di sé, cambiano i valori,
spesso si verifica assoluta mancanza di scrupoli,
cambia il senso della propria dignità,
si sopportano cose mai sopportate prima,
si oltrepassano i propri confini,
paure e limiti ritenuti prima invalicabili.
La persona che si innamora,cambia, si trasfigura.
E’ successo e lo aspettavo da tanto. Sto con me, in compagnia di emozioni sconosciute che mi cullano dentro. Mi sono ritrovata. Nella magia di questa giornata, mi sono abbracciata. Ho dato spazio alle emozioni, ai messaggi del mio corpo, e quel masso che stazionava sul mio petto è rotolato giù. Tutto è cominciato con una stretta al cuore all’idea che il mio fiume sonnolento lasciasse il suo comodo letto per diventare una cascata. Ho avuto paura. Lasciare il conosciuto per l’ignoto, saltare in una cascata che non sai dove ti porta. E’ bastato che qualcuno,con dolce fermezza, mi dicesse che potevo farlo, che non ero sola,che ci sarebbe stato lui a garantire. Parole magiche, che cambiano il tuo sentire, che ti fanno esplodere in un urlo liberatorio. L’urlo di una vita,il NO che tante volte arriva in gola e retro flette, piegandoti su te stessa. Domani magari non sarà più così, ma giuro, che cercherò sempre la leggerezza di oggi. 
Andavamo in macchina in silenzio. Tu guidavi piano, avevamo appena discusso. Sentivo i tuoi pensieri passati in rassegna. Ti chiedevi se eri stata troppo dura, se avevi esagerato, io stavo zitta come faccio spesso quando qualcuno alza la voce. Poi mi hai messo una mano sulla coscia, in richiesta di pace e pace fu. Mi chiedo se quella volta che ti ho chiamato al cellulare dalla stanza accanto, nn hai capito o hai fatto finta. Hai detto solo "che scema!" ed hai sorriso. Dal mio letto,attraverso la porta socchiusa, guardavo il tuo profilo, tra le volute di fumo. Nn sei venuta in camera, guardavi fuori la finestra, sei rimasta dietro i vetri e guardavi dentro di te, forse ti chiedevi cosa farne del mio amore Avevo voglia di fare l'amore... se solo fossi entrata!