La maschera è lo strumento che rende possibile la rappresentazione di tutti i personaggi che sono dentro di noi,che spesso neanche conosciamo, a cui spesso impediamo di manifestarsi.Uno nessuno centomila.
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HO CHIESTO IL PERMESSO A ROSI, DI FARE UN COPIA E INCOLLA DI UN SUO PEZZO.
ROSI E' UNA DONNA STRAORDINARIA LEGGENDOLA SI CAPISCE CHE NON ESAGERO.
| allora ho letto ed è da un bel pò che mi frullano per la testa domande miste ed incerte risposte.Cosa fa una lesbica in una città, come ce ne sono molte, dalle Alpi agli Appennini, senza un'associazione, un punto d'incontro, un covo, una base ? Se ci riduciamo alla solitudine, siamo destinate alla morte civile. Ieri, consigliavo mio figlio di stare alla larga da droghe e bevute del sabato sera. Gli dicevo che, se avrà il coraggio di dire " no, grazie", per ogni no detto, avrà 10 persone che lo inviteranno a provare. E che, in fondo a questi tentativi, non c'è il desiderio di offrire la bontà di un prodotto, ma, l'invidia ed il disappunto celato, di non aver saputo, a loro volta, dire "No, io passo". E capita che io mi trovi ad una cena, con delle lesbiche fortunate. Quelle che non sono nate nelle città caratterizzate dal perbenismo,dalla noia e dalla povertà culturale, quelle che, per fortuna o per fato, si sono trovate a vivere la propria condizione senza sentire forte la spinta verso la clandestinità, il matrimonio " riparatore", e l'ipocrita normalità. C'è chi sta da un'altra parte e chi, invece, sulle scomode barricate. Il mio inconscio, probabilmente bisognoso di qualche specie di riconoscimento, produce le spinte a quel parto di domanda: " ma tu, sei visibile?" e, dal mio " si, e me ne fotto", puntuali ,arrivano i consigli a desistere, a non espormi, a stare attenta. Perchè si può perdere il lavoro, la faccia e la reputazione. E allora io mi chiedo se questo atteggiamento non abbia a che fare con la spiegazione ed i consigli che propino a mio figlio. Ci si butta nell'web, quando batte forte la solitudine, quando si è confuse e quando il desiderio di evadere supera le paure.Ci si butta nei nick, nella speranza, nell'illusione di una compagnia e nei placebo senza essere preparate. Capitano gli amori alla prima mail, al primo articolo, al primo ciao telefonico. E si inizia a montare e smontare la propria vita, come fosse un meccano.Iniziamo, novelle registe, a girare il film che ci terrà impegnate per un tempo da stabilire. E ci piace illuderci che, di amore in amore, questa vita, prima o poi, passerà. Si spreca e ci si spreca mentre c'è e ci sarebbe tanto altro da fare. Quando mi metto a fare il guru mi piace ricordare che il tempo sembra non passare ma, inesorabilmente, ci ritroviamo, un giorno sulla spiaggia, a guardare gli effetti del tempo sulla nostra pelle e, dal livello dell'incartapecorimento, capiamo che non ne è rimasto poi così tanto. E tutti quegli amori infelici, le storie in punta di coltello, le lame e le trame, se abbiamo costruito qualcosa,se ci sentiamo appartenenti ad un gruppo, ad una comunità, e, finalmente, non soltanto ad una persona, restano ricordi sotto l'ombrellone, mentre accanto, magari, legge per te una storia, l'amore maturo, che non ti chiede tanto ma non ti succhia l'anima. Più in là,nell'azzurro,le amiche giovani , libere e liberate, si scambiano tenere effusioni mentre ti chiedi qual'è il motivo che ti fa sentire ancora quella punta di disagio. Conosci, ormai, la risposta e anche il dissapore di non averlo fatto. La risposta è che c'è ancora tanto da fare, oltre che l'amore e l'amare. Rosi |
Ho tagliato i rami secchi del mio giardino.
Da tempo pensavo di farlo e solo ieri mi
sono decisa.
Ho tolto un alberello malaticcio e sofferente
che nn ho mai amato e che non avevo scelto.
E ancora, un alberello bello e rigoglioso che
mi soffocava impedendomi la visuale e che minava
la mia casa con le sue radici invasive.
E’ rimasto un grosso ceppo che non riesco a sradicare
pronto a riprendere il suo posto con aria di sfida.
Se penso alla mia vita trovo una incredibile similitudine!
In compenso ho piantato tanti fiorellini variopinti
Che curo con amore e ogni mattina,
vado a controllare che stiano bene.
E’ una piacevole sensazione, al mattino,
uscire in veranda, e mentre sorseggio
il mio caffè, mi guardo intorno.
La brezza del mattino mi accarezza,
le rose imperlate di rugiada,
un odore di gelsomino tuttointorno,
e qualche gatto mattiniero che reclama la colazione.
Il solito gatto pauroso e diffidente,
aspetta che finiscano gli altri,
e si avvicina alla ciotola
solo se io mi tengo a debita distanza.
E’ un fifone o è stato troppo maltrattato?