La maschera è lo strumento che rende possibile la rappresentazione di tutti i personaggi che sono dentro di noi,che spesso neanche conosciamo, a cui spesso impediamo di manifestarsi.Uno nessuno centomila.
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IL RISCHIO CALCOLATO
Ci puo’ essere un rischio calcolato? Ma se è calcolato che rischio è?
Credo che la cosa si possa conciliare in questo modo: rischio calcolato è che se
perdo, so di essere in grado di pagare.
Se ho paura di imbarcarmi in una storia , che già a priori mi sembra
piena di difficoltà, ma che al momento è l’unica cosa che mi attrae,
posso fare due cose. O tirarmi indietro
pensando che potrei pagarla cara o farla pagare cara,
o buttarmi nell’oggi, prendere e dare
quel che posso , tanto del domani nn vi è certezza.
La prima ipotesi, la più saggia all’apparenza, è la rinuncia, è non vivere,
è soffocare sul nascere ciò che potrebbe essere.
Le conseguenze potrebbero essere cadere nel pessimismo e
nell’insoddisfazione, sentirsi vecchi e senza entusiasmo,
creare delle aspettative per il futuro
a mò di risarcimento per il sacrificio che ti è costato,
non vivere il presente al 100%.
Lasciarsi vivere giorno dopo giorno, potrebbe portare gioia,
affetto, complicità, emozioni,
ma anche vincoli, patti da rispettare, condivisione, coabitazione.
Alla calma piatta, potrebbe subentrare, condividere il tuo armadio,
trovare le sue cose per casa, munirsi di maschera antifumo,
rispettare le regole, confrontarsi giorno e notte con una
altra persona.
Sono in grado di pagare tutto ciò?
Ieri sera ho fatto poker cambiando tre carte. Avevo due otto e volevo passare!
Ma quante volte ho perso con due otto!
Di tanto in tanto mi torna in mente.
E’ un film che mi colpì molto quando lo vidi la prima volta e
pensai che fosse piaciuto solo a me perché nessuno dei miei
compagni e amici ne parlava! Allora non sapevo che era un
capolavoro, senza tempo sempre attuale.Mi è venuto in mente
proprio adesso che si approssimano giorni di shopping
sfrenato, di corsa ai regali. Tra la posta, ogni giorno, decine
di richieste di solidarietà, i bambini da salvare, il contributo
per la ricerca, le cartoline natalizie dei pittori senza braccia,
gli orfanelli….
Ma dei poveri, quelli come Umberto D, non ne parla nessuno,
loro per primi. Essere poveri è una vergogna, è essere
inferiori, è essere senza voce!
Come sono stati bravi i potenti, ti hanno affamato, tolto la
dignità, e poi manipolato in maniera tale che invece di gridare
la tua condizione te ne vergogni!